La Giostra della Quintana

Un pò di storia.

La Giostra della Quintana è collocata nella prima metà dei 1600, anche se si ha notizia di una Giostra di Cavalieri fin dal 1497. Nel 1600 Foligno era dominio della Chiesa, retta da un governatore che abitava a Palazzo Trinci, e anche da un Consiglio, formato da cento consiglieri, tutti appartenenti a famiglie nobili.
Nel 1613 il notaio Ettore Tesorieri riesumò, sui incarico dei Comune, la Giostra della Quintana stabilendone le modalità e il carattere in un apposito regolamento. La sera dei 13/02/1613 si svolse la prima gara. La giostra era annunciata qualche giorno prima da un Editto, con il quale si invitavano tutti i nobili giovani a parteciparvi.  La Giostra si svolgeva alle nove della sera. I cavalieri entravano nella piazza illuminata con le torce  tra la folla festante e i nobili sul palco. La gara consisteva nel cercare di colpire con la punta della lancia, per tre volte, il viso della statua in maniera talmente violenta da spezzare la lancia, naturalmente al galoppo del proprio cavallo. Il punteggio dipendeva dalla parte dei viso che veniva colpita.
Finita la Giostra, la giuria proclamava il vincitore e questi si presentava a cavallo, ai piedi del palco, per ricevere il premio.

La Quintana di oggi.

E’ Considerata per tradizione il centro del mondo. Foligno, nel cuore dell’Umbria e dell’Italia, è conosciuta a livello internazionale per essere la città della Quintana, la Giostra all’anello che a Giugno ed a Settembre rinnova la sfida tra i cavalieri dei suoi 10 Rioni. Una sfida appassionante, in cui ciascun cavaliere in sella al proprio cavallo lanciato al galoppo, deve infilare gli anelli sempre più piccoli appesi alla statua lignea del Dio Marte, chiamata “Quintana”. Una grande festa di popolo, di colore, di passione, ma anche una rigorosa ricostruzione storica, scenica, iconografica ed eno-gastronomica del Barocco italiano. Anche questo è Foligno, con i suoi palazzi del Seicento, i suoi musei, i suoi Oratori barocchi, il suo primato di città in cui nel 1472 è stata stampata per la prima volta la “Divina Commedia” di Danta Alighieri.

 La Giostra della Quintana, senza tema di smentita, è la giostra all’anello più avvincente e difficile che si svolga in tutta Italia. Non a casa qualcuno l’ha definita l’Olimpiade delle competizioni equestri. Ogni cavaliere per l’occasione assume un “nome finto”, un nome di gara che lo identifica: il Gagliardo corre per il Rione Ammanniti, l’Ardito per il Rione Badia, il Pertinace per il Rione Cassero, il Furente per il Rione Contrastanga, il Fedede per il Rione Crocebianca, l’Animoso per il Rione Giotti, il Generoso per il Rione La Mora, il Baldo per il Rione Morlupo, il Moro per il Rione Pugilli, l’Audace per il Rione Spada. Per conseguire la vittoria, e per strappare il Palio agli avversari nel luogo dell’azione, ogni cavaliere, su di un cavallo ben addestrato, compie un percorso equivalente a 754 metri lineari, segnato ad otto sulla pista del Campo. Nella intersezione di esso viene fissata una copia dell’antica statua lignea, comunemente chiamata Quintana. Il suo braccio sinistro sostiene uno scudo con le insegne della città: il Giglio e la Croce. Il braccio destro è disteso all’esterno e sotto al pugno serrato, dal 1946, vengono appesi gli anelli che, con una lancia metallica, dovranno essere infilati dai cavalieri in sella a cavalli lanciati al galoppo.

Gli anelli sono di tre diversi diametri: cm 8 per la prima tornata, cm 6 e cm 5 per le altre due. Nove in totale le carriere. Il cavaliere che nel minor tempo e con minor numero di penalità avrà compiuto la sua corsa vincerà il Palio che, la sera della vittoria trova posto d’onore nella sede rionale, dove sono conservati quelli vinti nelle precedenti Giostre.