La taverna

Nasce nel 1975 il primo esperimento gastronomico legato alla manifestazione della Quintana. Situata in Piazza Faloci Pulignani la taverna del Rione Giotti è situata al centro storico di Foligno, esattamente dove un tempo esisteva una vecchia Hostaria seicentesca chiamata “Locanda del Prete di Rostoviglio”. Da poco riportata allo splendore architettonico originale, la taverna rionale è caratterizzata da una corte interna a cielo aperto, un piano terra ed un primo piano. Nella corte, ove si possono ammirare a terra ancora i classici San Pietrini del fiume Topino, è possibile cenare sotto le stelle, su panche in legno, bere birra dell’ormai famoso “Buzzico” giottino o degustare del buon vino rosso o bianco della Cantinetta. All’interno la taverna ha subito importanti e (quasi) definitive metamorfosi, diventando a tutti gli effetti grandiosa all’occhio dell’astante che vi ci si trova, così com’era desiderio dei  predecessori del Nobile Rione.

Le 4 sale situate al piano terra sono veramente suggestive ed affascinanti: pareti in pietra, travi a vista e splendidi soffitti a volta, costituiscono l’ambiente ideale per calarsi nell’atmosfera seicentesca e godere delle squisite pietanze quintanare. Si parte dalla Sala Grande completamente in pietra, dove archi ed addobbi floreali aiutano i visitatori ad entrare nella magica atmosfera del luogo. Da una finestrella si intravvede una saletta con appesi al muro pentole, tegami, mestoli e tutto quello che poteva far parte di una cucina dell’epoca: ecco come si presenta la “Sala della Massaia”. Accanto ci si ritrova in una seconda stanza la “Sala del Maniscalco”, resa particolare dai finimenti dei cavalli, appesi alle pareti, assieme ad altri arnesi utili alla cura e giuoco del destriero. Uscendo di qui e scendendo due scalini, ci si ritrova nella parte della taverna dove la pietra ha veramente ritrovato il suo vigore ed il suo splendore, la “Sala delle Armi” arricchita da alabarde, motti bellicosi e da due porte “sempre chiuse”, in cui in una vi è riportato il Bando della Quintana, e l’altra  l’accesso ad un “luogo di penitenza”.

Infine salendo le scale, che sovrastano la Corte ci si ritrova in un corridoio di pietra, con tre grandi stanze. La differente collocazione ed addobbo serve a rimarcare la forte distinzione che nel 1600 evidenziava lo status della cittadinanza: sotto il popolo e sopra la nobiltà. Qui i muri proteggono con orgoglio, ciò di cui un rione va più orgoglioso: i palii vinti tra “grida, gioia ed urla di vittoria”. Tre le stanze: la prima intitolata al nostro storico ed indimenticabile Amedeo Ciancaleoni (figura cardine della taverna e maestro di vita per ogni giottino) e le altre due a lato.

L’atmosfera rionale, sempre allegra e festosa, è arricchita dall’emozionante suono dei tamburini, che si esibiscono ogni sera nella piazza adiacente alla taverna.